Ci sono dei luoghi che appaiono magici e ricchi di fascino; uno di questi si trova in Veneto ed è interessante per la sua storia. Stiamo parlando delle miniere di Argentiera ad Auronzo.

Per conoscere le miniere di Argentiera

Si hanno notizie documentate a proposito delle miniere dell’Argentiera, a partire da metà del XV secolo. Probabilmente venne così battezzata per via del fatto che si estraeva l’argento e non altri metalli. Questa zona si trova a ridosso del monte Rusiana, in Val d’Ansiei a circa mille metri di altitudine. La miniera fu data dal doge Mocenigo a una società composta da quattro persone ma solo per estrarre il piombo nel 1480 e si sa che otto anni più tardi il Consiglio dei Dieci di Venezia costituì una sopraintendenza e un vicario responsabile per ogni miniera. Tutto sommato risulta dai documenti dell’epoca che questa miniera era remunerativa tanto che i proprietari versarono in cinque anni, la somma di ottomila ducati alle autorità veneziane. La vita della miniera dell’Argentiera proseguì fino al 1675 allorquando il Doge assegnò l’investitura della miniera alle autorità di Auronzo di Cadore ma queste, per carenza di personale, non la esercitarono. L’abbandono durò fino a quasi metà del XVIII secolo quando un privato chiese alle autorità di poter sfruttare la miniera, dove investì delle risorse per gli impianti occorrenti. La miniera dell’Argentiera passò diverse volte di mano e visse alterne fortune con chiusure e riaperture fino al 1921 quando il suo sfruttamento passò nelle mani della società Romeo di Milano che disdisse il contratto qualche anno dopo. Anche in questo scorcio di XX secolo, l’Argentiera continuò il suo utilizzo a singhiozzo ma fino al 1971 quando venne definitivamente chiusa.

La miniera al giorno d’oggi

La Fondazione Benetton, all’interno di un’indagine sulle cave venete sponsorizzata dal progetto Europeo Interreg III B, ha censito anche la miniera dell’Argentiera per far parte dei siti in tema con i ‘paesaggi feriti’. Al giorno d’oggi, la miniera è caratterizzata da due voragini che si aprono sui lati nord e ovest del Monte Rusiana e una di queste due, viene utilizzata come discarica mentre l’altra, ubicata più in alto, tende a franare in quanto facente parte di un’area in dissesto. Questo, nonostante l’intervento da parte del CFS di risanare la zona. Lo stato di abbandono che si miscela con il riappropriarsi da parte della natura, di questa area oramai in disuso, è un esempio di come il segno dell’uomo risulta essere precario. Quello che era un centro di lavoro – un duro lavoro per tutti coloro che hanno avuto a che fare con la miniera – è oggi una testimonianza di una certa archeologia industriale ricca di fascino che il tempo fa aumentare sempre di più. Dedicare una giornata alla visita di questo territorio è come fare un salto all’indietro nel tempo e permette di trascorrere delle ore immersi nella natura che si sta riappropriando dei suoi spazi.